Ci sono concerti costruiti per sorprendere e altri che possono permettersi qualcosa di più difficile, lasciare che siano le canzoni a parlare e quello di Giorgia, ieri sera all’Unipol Dome di Milano, appartiene decisamente alla seconda categoria.
Il concerto del 3 ottobre segna l’ultima tappa del G – Last Call, capitolo conclusivo di un percorso live che negli ultimi due anni ha accompagnato una delle stagioni artistiche più fortunate della cantante romana. Milano arriva alla fine, ma l’impressione è quella di assistere meno a un addio che a un punto fermo. Lo dice la stessa Giorgia durante il concerto: non vuole considerarlo un finale, quanto piuttosto un ritorno.
E in effetti, per quasi tre ore, sul palco convivono continuamente passato e presente.
Una scaletta che attraversa più di trent’anni
L’unica apre lo show, prima che Senza confine, Un amore da favola, E c’è ancora mare e Dimmi dove sei riportino immediatamente il pubblico dentro una storia musicale iniziata oltre trent’anni fa.
Non c’è però nostalgia. Il repertorio storico non viene trattato come una teca da aprire per l’occasione, ma continua a dialogare con quello più recente. È probabilmente qui che il concerto trova il suo equilibrio migliore.
Quando arriva Gocce di memoria, l’Unipol Dome cambia atmosfera. La dimensione dello spazio sembra quasi ridursi e quella che fino a pochi minuti prima era una grande produzione pop diventa qualcosa di molto più essenziale: una voce, una canzone e migliaia di persone che la conoscono dalla prima all'ultima nota.
Succederà ancora con Come saprei, affidata al pianoforte e agli archi, e più avanti con Di sole e d’azzurro. Sono brani che non hanno bisogno di essere caricati ulteriormente, basta lasciarli esistere.
Ed è forse questa una delle qualità più evidenti dello show. Giorgia non sembra interessata a trasformare ogni passaggio in un “momento”. Sa quando occupare il palco e, soprattutto, sa quando fare spazio alla musica.
Giorgia tra soul, pop e libertà
A sostenerla c’è una formazione di undici musicisti, con un quartetto d’archi che contribuisce a dare profondità soprattutto ai passaggi più intimi dello spettacolo.
Ma il concerto cambia pelle continuamente.
Ci sono il soul e l’R&B che da sempre abitano il DNA musicale di Giorgia, il pop più immediato, le ballad, incursioni internazionali e momenti in cui il live diventa apertamente una festa. Corpi celesti sfocia in Purple Rain di Prince, Spirito libero incontra I Feel for You di Chaka Khan, mentre Il mio giorno migliore si intreccia con Don’t Stop ’til You Get Enough di Michael Jackson.
Sono passaggi che raccontano qualcosa di più di semplici omaggi: mostrano le coordinate musicali dentro cui Giorgia si muove da sempre e spiegano, forse meglio di molte definizioni, perché il suo modo di cantare abbia occupato uno spazio così particolare nel pop italiano.
La voce, inevitabilmente, resta al centro.
Ma ridurre un concerto di Giorgia alla sola prestazione vocale sarebbe quasi limitante. Perché ciò che colpisce oggi non è tanto la capacità di raggiungere una nota - quella è ormai un dato acquisito - quanto la naturalezza con cui può passare dalla precisione tecnica all'interpretazione senza dare mai l'impressione di voler dimostrare qualcosa.
Tre incontri sul palco trasformano lo show in una grande festa
Per l’ultima data arrivano anche tre ospiti.
Il primo è Irama, che raggiunge Giorgia sulle note di Buio. Poco dopo è il turno di Emma, con cui condivide Vento di passione, brano di Pino Daniele che diventa uno dei momenti più intensi della serata. A chiudere il cerchio arriva Annalisa: insieme riportano sul palco Skyfall, dopo la performance condivisa durante la serata delle cover del Festival di Sanremo 2025.
Più che semplici apparizioni, i tre duetti diventano parte integrante dello show. Non interrompono il racconto né spostano il baricentro del concerto, ma lo arricchiscono, creando tre momenti di condivisione che raccontano anche la capacità di Giorgia di incontrare voci e generazioni diverse senza perdere mai la propria identità.
Dal passato a “G+1”
C’è poi il futuro.
Perché se il Last Call chiude il tour, Giorgia utilizza proprio l’ultima data per indicare quello che viene dopo. In scaletta trova spazio Parafulmini, pubblicato venerdì 2 ottobre e parte di G+1, nuova versione dell’album G in uscita il 16 ottobre.
La nuova musica convive con La cura per me, diventata in poco tempo uno dei brani imprescindibili del repertorio recente, e con Golpe, scelta per chiudere definitivamente la serata.
È un finale significativo perché evita di affidarsi esclusivamente a un grande classico. Dopo aver attraversato oltre trent’anni di carriera, Giorgia decide di salutare Milano guardando al presente.
L’ultima chiamata, ma non un addio
Alla fine rimane una sensazione piuttosto netta. G – Last Call non sembra la celebrazione di ciò che Giorgia è stata, ma la fotografia di ciò che è oggi.
Un’artista con abbastanza storia alle spalle da poter costruire un concerto interamente sui ricordi e che, invece, continua a mettere i brani più recenti accanto a Come saprei, E poi, Gocce di memoria e Di sole e d’azzurro, accettando il confronto.
Ed è probabilmente questo il significato più interessante dell’ultima tappa milanese.
Il tempo passa, il repertorio cresce, il pubblico cambia e nuove generazioni entrano dentro quelle stesse canzoni. Giorgia, invece, sembra aver trovato un modo per stare contemporaneamente in tutte queste fasi.
